Di un post che doveva essere felice, ma felice poi non è.

Come sempre le tragedie mi ricordano di non sottovalutare le cose che mi fanno essere felice e soprassedere sulle lamentele per quello che non ho.

Accontentarsi non rende, è vero, ma dare il giusto valore alle cose sì. E allora escono dalla classifica i sandali arancioni, il lavoro che non mi entusiasma, le persone a cui “non piaci abbastanza”, la paura che sia troppo presto… e lasciano il posto alle ore da dedicate a guardare il sole, alla telefonata che rimando da giorni, a chi anche da lontano riesce a farmi sentire il suo affetto.

E ancora una volta, dopo 3 anni, cambio il mio punto di vista… 

Ma che davvero?

Per la serie “lagentestannomale”, io ho iniziato la settimana con la mail che vi copio&incollo ora:

“ciao cara,ti o incontrata l’altra sera sul corso di Torre Annunziata (NA) e non sono riuscito a staccare gli occhi dalla tua senzualissima bocca.che dici di acettare la mia amicizia su facebook?magari possiamo andare a prenderci qualche cosa a un bar stasera e poi………tutto tuo per sempre, nomeminkia79″

Vi prego, ditemi che è uno scherzo.

Di come le elezioni rovinino le genti.

Mancano 2 settimane 2 di passione e finalmente sarà finita: ognuno tornerà ai suoi vecchi amici, starà al telefono con i suoi cari piuttosto che col candidato di turno, potrà passeggiare per il corso e fare shopping in santa pace, invece di fermarsi ogni 3 mt con uno che ti chiede “ma tu sei impegnata?” e tu pensi “ma chist’ che ne vo’ fa?!”, per poi capire, con un lampo di genio, che intende “impegno politico”… e tu gli devi dire che tieni mezza famiglia candidata, amici di amici di amici che ti chiedono i favori, gente che pensavi fosse passata a miglior vita che è risorta improvvisamente.

Io ho trovato un escamotage: camminare azzeccata alle vetrine come la donna ragno (ah ah, non fate gli spiritosi), parlare al telefono animatamente, non indossare tacchi troppo alti… e sperare che il candidato in questione abbia meno fiato di me.

6

E sono trascorsi “simbolicamente” 6 anni… ed io sono orgogliosa di me.
Della ragazza ferita, della donna un po’ stronza, della giovane spensierata, della parte di me che ha imparato a bastarsi da sola e di quella che riesce a godersi le piccole cose che si fanno in due.

Oggi posso considerare chiuso quel capitolo della mia vita, chiuso al punto tale che non fa più male: e trovatemi un saggio che non dice che tutto passa quando anche il ricordo non provoca dolore.

Pasqua di rinascita.

Di tradimenti e robe così

Non sono una persona gelosa e non è solo un modo di dire il mio: non tollero scenate, domande invadenti, uomini appiccicosi e cose del genere.

Trovo però adorabili gli uomini che non provano ad attirare le mie attenzioni facendo commenti espliciti su altre donne o dichiarando di avere uno stuolo di gentil donzelle smutandate dietro l’uscio, pure se è vero. Sapere queste cose non mi fa sentire “scelta”, mi da’ soltanto la nausea.

Son per i “corteggiamenti” antichi io… quelli coi fiori raccolti nell’aiuola di casa e i cioccolatini a cuoricino.

chi dice che cambiare idea è da incoerenti?

Dopo anni di onorato servizio, prendo in considerazione l’idea di deporre le armi e concedermi il lusso di fidarmi di quelli che potrebbero essere i miei sentimenti.

E no, la colpa non è di S. Valentino (che continua ad essere la festa di ogni cretino)… e nemmeno sua… cioè, io mi devo assumere le mie responsabilità. Prendo in considerazione questa cosa perché    mettere  la testa sulla sua spalla è una delle sensazioni più belle che io abbia provato negli ultimi tempi.

Se dovessi tornare da queste parti con un pacco di Kleenex, prendetemi a testate (ma anche no, magari ho solo cambiato idea).

 

Kafka sulla spiaggia

Guardare troppo lontano è un errore. Se uno guarda lontano, non vede quello che ha davanti ai piedi e finisce per inciampare. Ma anche concentrarsi troppo sui piccoli dettagli che si hanno sotto il naso non va bene. Se non si guarda un po’ oltre, si va a sbattere contro qualcosa. Perciò è meglio sbrigare le proprie faccende guardando davanti a sé quanto basta, e seguendo l’ordine stabilito passo dopo passo. H. M.

Grazie Babbo Natale…

Per i giorni trascorsi e per quelli che verranno, per i mille sorrisi e gli altrettanti baci di oggi, per gli abbracci sinceri, per le chiacchiere coi cugini che invece di consigliarmi saggiamente dicono “tien’semp’una capa”, per la telefonata di zia e le risate fatte col suggeritore in sottofondo, per la voce di De Andrè che esce dalle casse del nuovo stereo, per il coraggio che ho di sorridere sempre e per quello che mi darai domani, perché mi servirà.

Direi che è giunta l’ora…

… è arrivato il momento di scambiarsi baci, abbracci, auguri, sms, foto sceme su feisbùc, sguardi intensi quanto quelli della pezzogna al sale che è nei nostri forni, regali di circostanza, brindisi “per dimenticare” e “per dimenticarsi”.

A Natale diventiamo un popolo di “scambisti”.

Tanti auguri a tutti voi.

(*che sia un Natale di pace e serenità ve lo dite da soli, vero? mi scoccio di riscriverlo)